TRAINING AUTOGENO E AMBIENTE DI LAVORO

Tra gli ambiti di applicazione del training autogeno, emerge anche quello lavorativo. Non è messo in dubbio lo stress generato dal lavoro e le cause sono molteplici: in primis dipende dal tipo di lavoro; dall’ambiente lavorativo; dall’età del soggetto; dall’interesse e dal piacere per il proprio lavoro; dalle caratteristiche personali; dalle condizioni psicofisiche del soggetto; dalle condizioni familiari o economiche e così via.

Ultimamente si parla molto di burnout che è una condizione patologica in risposta allo stress vissuto nel proprio ambiente lavorativo quando questo richiede di relazionarsi agli altri, per lo più nelle professioni di aiuto. Come ogni tipo di disturbo, anche lo stress da lavoro non va sottovalutato, da qui nasce l’esigenza di un intervento tempestivo o meglio adeguatamente formativo per affrontare e gestire le difficoltà che si presenteranno nel lavoro: dunque, agire a monte del problema per inquadrarlo nell’insieme della sua complessità.
Negli ultimi anni si è avuto una maggiore sensibilizzazione ed interesse sull’argomento dello stress da lavoro per cui le terapie comportamentali stanno prendendo sempre più piede. Nel caso del training autogeno, verranno presentate due indagini che hanno utilizzato questa tecnica nell’ambito lavorativo per verificarne gli effetti.
Nel primo studio (1) lo scopo è stato quello di rilevare gli effetti del training autogeno su 5 sommozzatori maschi, tra i 21 e i 39 anni, che hanno eseguito, per 3 mesi, 12 sessioni di T.A., due delle quali sono state svolte in piscina ad una profondità dai 70 cm ai 5 m e con temperatura di 26°.  Inizialmente i soggetti sono stati sottoposti ad un check-up generale che comprendeva una visita cardiaca, spirometria, urinocoltura, controllo audiometrico e visite neurologiche. Dalla ricerca è stato rilevato che alcune posizioni, necessarie in condizione di apnea, potrebbero impedire il rilassamento muscolare richiesto per un equilibrio psicofisiologico.

In questo studio (2) lo scopo è stato quello di incoraggiare l’applicazione del training autogeno per promuovere la salute mentale nel posto di lavoro. Questa esigenza nasce da una serie di problematiche nell’ambito lavorativo che il Giappone sta vivendo negli ultimi anni: sono aumentati i casi di stress e suicidio per le condizioni lavorative. Per questi motivi è importante intervenire su più punti per favorire il benessere lavorativo: curare se stessi; intervenire sulla salute dei datori di lavoro; assicurarsi della salute mentale del personale sanitario presente nel posto di lavoro e avere cura delle risorse sanitarie esterne all’ambiente lavorativo.
Nello studio è stato proposto una forma alternativa di training autogeno per adattarlo all’ambiente lavorativo in cui tale studio è avvenuto, partendo dal presupposto che il T.A. non si è ampiamente diffuso come intervento sui disturbi generati dal posto di lavoro, soprattutto per un mancato adattamento della tecnica al contesto.
A 12 lavoratori, tra i 35 e i 73 anni, di sesso femminile, è stato chiesto di riempire due questionari (12-item GHQ e STYX-II), sia prima che dopo la formazione con T.A. e nel follow-up eseguito a distanza di 3 mesi. Ai soggetti sono state comunicate tutte le informazioni e consegnato il materiale per praticare gli esercizi. Dopo una settimana di pratica, i partecipanti dovevano riportare l’esperienza della pratica ai supervisori. Siccome le settimane erano 4, questa condizione si è ripetuta per ben quattro volte.
Ai fini dello studio, sono state soddisfatte specifiche condizioni: il direttore della fabbrica ha sostenuto l’iniziativa; i dipendenti hanno partecipato alle 3 ore di formazione sul T.A. per 4 settimane; in seguito alla formazione i soggetti hanno praticato il T.A. per 3 volte al giorno; il sindacato ha partecipato alle attività.
A merito di questo studio, è stato possibile sottolineare non solo la necessità del benessere lavorativo, aiutato dalla pratica del training autogeno, ma anche l’esigenza di apportare delle modifiche alla tecnica per adattarle al contesto lavorativo.

 

Bibliografia

(1) Spigolon Lorenzo, Dell’Oro Annalisa. Autogenic training in frogmen. 1985. International Journal of Sport Psychology, Vol 16(4), pp. 312-320.

(2) Norio Mishima, Tadashi Goto, Shinya Kubota, Shoji Nagata. Present conditions and problems of applying autogenic training to promote mental health in the workplace. 2006. International Congress Series, Volume 1287, pp. 230–234.

A cura della dott.ssa Emanuela Tufano e del dott. Massimiliano Stocchi

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